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Burundi 2018: 24 Agosto – 21 Settembre

Questa seconda missione svolta nell’Ospedale di Bubanza, in Burundi, sarebbe dovuta terminare il 15 Settembre, ma la grande quantità di lavoro che abbiamo dovuto affrontare ci ha costretti a posticipare il rientro di circa una settimana. L’equipe di volontari questa volta è stata particolarmente numerosa e composita: Cristina, infaticabile pediatra; Viola, chirurgo vascolare di notevole perizia nonostante la giovane età, Mara, infermiera sempre affidabile ed instancabile, Edoardo, giovane medico neolaureato, Alessandra, preziosa per tutta la parte di archiviazione e classificazione dei dati, Patrizia ed Emanuele, che si sono offerti a titolo gratuito di documentare con foto e filmati la realtà Burundese e la nostra attività di volontariato, il tutto da trasformare in un libro e/o in calendari che verranno commercializzati per aumentare la nostra visibilità e per raccogliere fondi per i nostri progetti; infine il sottoscritto. Sul posto, inoltre, abbiamo potuto contare sulla collaborazione di Medici ed Infermieri locali, i quali, come sempre, hanno fattivamente lavorato con noi. In questa situazione abbiamo potuto svolgere un lavoro importante e molto redditizio, che possiamo sommariamente riassumere nelle seguenti cifre: 54 interventi chirurgici, 280 prestazioni ambulatoriali. La tipologia degli interventi e la loro distribuzione percentuale ricalca quella delle altre missioni. Abbiamo infatti impiantato 5 protesi totali di anca, abbiamo trattato 6 pazienti con fratture, 9 pazienti con deformità in varo e valgo delle ginocchia3 piedi torti4 amputazioni11 pazienti con patologie varie. Mi voglio però soffermare a valutare un dato in particolare, ed è quello relativo alle osteomieliti (infezioni ossee). Abbiamo infatti sottoposto a prestazione ambulatoriale 36 pazienti con osteomielite sia come prima visita che come controlli (pari a circa il 13% del totale); di questi ne abbiamo operati 16 (il 30% di tutti gli interventi) e 4 di questi sono stati sottoposti, purtroppo, ad amputazioni (tre di gamba ed una di coscia) per impossibilità di ulteriori trattamenti conservativi. Il dato ancora più drammatico riguarda l’età di questi pazienti: uno di loro, Jimmy (affetto anche da anemia falciforme) ha 25 anni ed aveva già subito l’amputazione dell’altra gamba due anni orsono, mentre l’altra è una ragazzina di appena 13 anni di nome Nadege, alla quale abbiamo dovuto fare una amputazione di coscia (sopra al   ginocchio), per la massiccia distruzione della gamba.                           Tutto questo va inquadrato in una organizzazione politico-amministrativa nella quale la Sanità è a pagamento, non esistono percorsi di tipo assistenziale psicologico nè economico, nè tantomeno la possibilità di accedere a lavori attraverso percorsi protetti, per cui ciascuno deve cercare di sopravvivere come può e quanto può con i pochi (a volte quasi inesistenti) mezzi a propria disposizione. A fronte di tutto ciò sarebbe sufficiente trattare con terapie antibiotiche adeguate i focolai infettivi che molto spesso sono la causa di tali disastri (infezioni dentali, ascessi tonsillari, infezioni da ferite cutanee, infezioni per esposizioni ossee) per ridurre drasticamente l’insorgenza di queste patologie così distruttive. Evidentemente chi decide l’andamento della politica economica, sociale, sanitaria, giuridica di queste Nazioni ha avuto, e probabilmente ha ancora, altre priorità. Un altro dato che mi sembra degno di nota, tra le persone visitate, è quello relativo alla scoperta di due casi di ermafroditismo. Praticamente due dei piccoli pazienti visitati presentava, alla visita esterna, sia genitali maschili (pene) che femminili (vagina).

    postato il 20-10-2018                                                                                                                                                                    Piero Petricca

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